Nel mondo dell’osservazione della Terra il termine goes convive con significati linguistici, geografici e tecnici: è parola inglese, nome di una città nei Paesi Bassi e, soprattutto nel contesto scientifico, acronimo e marchio riconosciuto per una famiglia di satelliti meteorologici geostazionari. La rilevanza pratica dei satelliti GOES riguarda il monitoraggio in tempo reale del clima, la sorveglianza delle condizioni meteorologiche estreme, il supporto alle previsioni a breve termine e il rilascio costante di dati che alimentano modelli numerici e servizi di Protezione Civile. Per un lettore italiano interessato a comprendere come arrivano e cosa significano le immagini che osserva nei bollettini meteo, è utile distinguere le accezioni del termine, i sensori a bordo, i limiti di copertura e la catena che porta un segnale satellitare dalle orbite geo-stazionarie fino ai centri di elaborazione nazionali.
- GOES è principalmente noto come la serie di satelliti geostazionari operata dal NOAA per il monitoraggio meteorologico e ambientale.
- I satelliti geo-stazionari offrono rilevazioni continue su vaste aree, essenziali per il nowcasting e la sorveglianza di eventi rapidi come temporali o incendi.
- I sensori come l’ABI (Advanced Baseline Imager) e il GLM (Geostationary Lightning Mapper) producono dati ad alta risoluzione temporale usati anche da centri meteo italiani per integrazione e verifica.
- Esistono limiti intrinseci: copertura polare scarsa, calibrazioni che richiedono controlli, e la necessità di integrazione con satelliti polari e reti terrestri.
- Per accedere ai dati esistono portali pubblici e strumenti open: NOAA, viewer web e servizi nazionali come i prodotti elaborati da INGV o ARPA regionali.
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Che cosa significa “goes” e significati contestuali: dal lessico ai satelliti
Il termine goes ha origini anglofone e s’insinua in diversi contesti. In grammatica inglese, “goes” è la terza persona singolare del verbo “go” e compare frequentemente nelle costruzioni quotidiane. Questa accezione linguistica convive con altri usi lessicali: ad esempio, Goes è anche il nome di una città nei Paesi Bassi, nella provincia della Zeeland, con una popolazione attorno ai 27.000 abitanti.
Nel lessico tecnico-scientifico il nome GOES identifica i Geostationary Operational Environmental Satellites, la serie di satelliti lanciata e gestita dal NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) degli Stati Uniti, in collaborazione storica con la NASA. Questi satelliti occupano posizioni di orbita geo-stazionaria, cioè restano apparentemente fermi sopra un meridiano terrestre, consentendo un’osservazione continua della stessa porzione di superficie e atmosfera.
Definire il termine tecnico alla prima occorrenza è utile: il satellite geostazionario è un veicolo spaziale che orbita alla velocità angolare della Terra a circa 35.786 km di altitudine, mantenendo una posizione fissa rispetto alla superficie e permettendo il monitoraggio costante di fenomeni meteorologici e ambientali su vaste aree. Questo è il principio operativo dei satelliti GOES.
Un dato verificabile per inquadrare la scala: la serie GOES ha, dalla sua evoluzione più recente, satelliti come GOES-16 e GOES-17 che forniscono osservazioni ad alta frequenza temporale; a fine 2025 la famiglia includeva diverse unità operative e di supporto secondo i rapporti NOAA. È possibile che la configurazione operativa vari nel tempo per sostituzioni e aggiornamenti tecnologici.
In Italia, i dati e i prodotti derivati dai GOES sono frequentemente integrati nei flussi informativi di centri come il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare e le ARPA regionali, che usano queste immagini per il controllo di fenomeni transatlantici o per completare le osservazioni diurne e notturne. Ad esempio, durante una perturbazione atlantica con nuclei convettivi rapidi, le immagini GOES possono essere usate per seguire lo sviluppo dei temporali sulle coste occidentali europee.
Non va trascurata la polisemia del termine: moti linguistici o riferimenti culturali possono portare a fraintendimenti se non si chiarisce se si parla del verbo, della città o dei satelliti. Per chiarezza operativa e scientifica, in questo contesto GOES indica la piattaforma satellitare meteorologica e i relativi prodotti.
Limiti e incertezza: la presenza di diverse accezioni rende necessaria una contestualizzazione esperta quando si comunicano i rischi meteorologici al pubblico. Ci sono casi in cui una terminologia ambigua può generare confusione nei bollettini; quindi, in ambito divulgativo è preferibile specificare sempre se il riferimento è a prodotti satellitari o ad altri significati.
Insight: distinguere i significati di goes aiuta a evitare fraintendimenti e a collocare correttamente le osservazioni satellitari nel quadro più ampio del monitoraggio ambientale.
Come funzionano i satelliti GOES: orbite geo-stazionarie, sensori e catena dati
I satelliti della famiglia GOES si basano su un principio orbitale preciso: la posizione geo-stazionaria consente di osservare continuamente vaste porzioni di emisfero. Questa orbita è collocata in media a 35.786 km sopra l’equatore e permette ai sensori di acquisire immagini con frequenze temporali molto elevate rispetto ai satelliti polari, che invece passano ripetutamente sulle stesse aree a intervalli giornalieri.
La tecnologia a bordo include diverse tipologie di sensori. Il più noto è l’ABI (Advanced Baseline Imager), un radiometro multispettrale che cattura immagini in molte bande spettrali, utili per distinguere nuvole, vapore acqueo, superficie del mare e superfici terrestri con alta fedeltà temporale. Un altro sensore importante è il GLM (Geostationary Lightning Mapper), che individua scariche elettriche e fornisce dati preziosi per la previsione di fenomeni violenti.
Definizione tecnica al primo uso: per sensore si intende un dispositivo a bordo che misura una grandezza fisica (radiazione in specifiche lunghezze d’onda, luce visibile o infrarossa, emissioni elettromagnetiche) e la converte in segnali digitali successivamente trasmessi a terra. Nel caso dei GOES, i sensori generano flussi di dati continui che alimentano prodotti per le previsioni e per il monitoraggio.
In termini operativi, la catena dati inizia con l’acquisizione a bordo, segue la compressione e la trasmissione verso stazioni di ricezione (ground stations), l’elaborazione iniziale in centri operativi e la distribuzione via reti dedicate o internet. La tempistica di rilascio è cruciale: la risoluzione temporale per immagini full-disk può essere dell’ordine dei 10-15 minuti, mentre per regioni selezionate (CONUS o mesoscale) si possono raggiungere frequenze di 1-5 minuti o addirittura 1 minuto per prodotti mirati. Questi parametri variano secondo il satellite e le modalità operative scelte dal NOAA.
Un dato verificabile: l’ABI dei GOES moderni offre fino a 16 canali spettrali e la possibilità di osservare la Terra con risoluzioni spaziali che variano in funzione della banda, con dettagli nell’infrarosso e nel visibile che sono utilizzati per diagnosticare temperatura di cloud-top, umidità e caratteristiche superficiali. Le specifiche tecniche sono pubblicate da NOAA e aggiornate periodicamente; la consultazione diretta su noaa.gov permette di verificare i valori aggiornati.
Un esempio pratico in ambito italiano: durante un episodio di forte instabilità marittima nel Mediterraneo, i centri ARPA e i meteorologi dell’Aeronautica Militare possono combinare le immagini GOES con radar terrestri e modelli numerici per localizzare celle temporalesche in rapida evoluzione. In un caso recente, la disponibilità di dati GOES con elevata frequenza ha permesso di identificare lo sviluppo di un nucleo temporalesco che ha poi causato locali grandinate su coste tirreniche.
Limiti tecnici: l’orbita geo-stazionaria è ideale per latitudini medio-basse ma perde efficacia verso le zone polari, dove la prospettiva obliqua riduce la qualità dell’osservazione. Inoltre, sensori multispettrali richiedono calibrazioni regolari per mantenere la comparabilità dei dati nel tempo. Ciò implica che i record climatici a lungo termine vanno costruiti con attenzione e cross-calibrazione tra piattaforme.
Insight: comprendere la catena tra sensore, trasmissione e prodotti è fondamentale per interpretare la precisione e l’affidabilità delle informazioni che giungono ai centri meteo e ai servizi di Protezione Civile.
Il ruolo dei GOES nella meteorologia operativa: previsioni, nowcasting e allerta
I dati provenienti dai satelliti GOES sono diventati parte integrante della meteorologia operativa moderna, in particolare per il nowcasting (previsioni a brevissimo termine) e per il rilascio di allerte. Il vantaggio principale è la copertura continua e la frequenza elevata delle osservazioni, che consentono di monitorare l’evoluzione di sistemi convettivi, nubi temporalesche e processi rapidi come la formazione di trombe d’aria.
Un dato chiave: secondo rapporti tecnici pubblicati dal NOAA e da agenzie meteorologiche, l’integrazione di immagini geostazionarie ad alta frequenza aumenta la capacità di previsione a 0–6 ore per eventi convettivi rapidi, con miglioramenti nella localizzazione temporale e spaziale rispetto a scenari basati esclusivamente su modelli numerici. Queste stime variano in funzione della qualità delle assimilazioni e della rete osservativa locale.
Nel contesto italiano, i modelli di previsione e i servizi regionali usano i prodotti GOES per alimentare i layer visivi e i prodotti derivati, come mappe di vapore acqueo, prodotti per l’identificazione della copertura nuvolosa notturna e indicatori di fulmini tramite GLM. Esempi concreti includono l’impiego da parte di Protezione Civile durante eventi mediterranei acuti: le immagini permettono monitoraggio dei fronti in transito e supportano le decisioni operative.
Per chiarire i termini, il nowcasting è la previsione a brevissimo termine (0–6 ore) che si concentra sulla localizzazione e sull’evoluzione rapida di fenomeni meteorologici. In molti casi, il nowcasting si avvale in modo determinante delle immagini geostazionarie per aggiornare mappe e allerte in tempo reale.
Per rendere comparabile l’uso operativo, si può sintetizzare con una tabella che mette a confronto alcuni prodotti satellitari, i vantaggi e le limitazioni per i diversi profili di utenza.
| criterio | vantaggio | limite | profilo adattato |
|---|---|---|---|
| Immagini visibili/infrarosso (ABI) | Rilevazione continua di nuvolosità, temperatura di top | Ridotta efficacia vicino ai poli; dipende dall’angolo di visione | Meteorologi operativi, centri ARPA |
| Mapper fulmini (GLM) | Individuazione scariche per nowcasting fulmini | Copertura limitata alla vista del sensore; non misura intensità al suolo | Protezione Civile, operatori aeroportuali |
| Prodotti vapore acqueo | Indicatori di flusso atmosferico e humidità a quote medie | Interpretazione complessa per utenza non esperta | Centri modelli, meteorologi |
Un esempio pratico: durante un episodio di precipitazioni intense sul bacino del Po, le sequenze GOES in combinazione con radar locali hanno permesso di anticipare accumuli estremi su microbacini, attivando avvisi di livello regionale e azioni preventive. La tempistica di alcuni prodotti, con aggiornamenti anche ogni pochi minuti, ha fatto la differenza nella comunicazione dell’allerta.
Limiti e incertezze: l’affidabilità delle previsioni dipende dall’integrazione con reti radar, stazioni synop e modelli numerici; i soli dati satellitari non bastano per decisioni su scala locale senza contestualizzazione. Inoltre, i prodotti satellitari necessitano di formazione per essere interpretati correttamente dagli operatori non specialisti.
Insight: i GOES non solo forniscono immagini, ma costituiscono una fonte dinamica di informazioni che, se ben integrate, migliorano la capacità di risposta alle emergenze meteorologiche.
Monitoraggio climatico e osservazione a lungo termine con i GOES
I satelliti geostazionari come i GOES contribuiscono anche al monitoraggio climatico, sebbene la loro ereditarietà operativa sia più orientata al tempo atmosferico che alle serie climatiche. Per studiare tendenze a lungo termine servono continuità, calibrazione e cross-referenziazione tra piattaforme diverse.
Un aspetto tecnico da precisare: la creazione di una Climate Data Record (CDR) richiede la raccolta di dati su periodi prolungati con metodologie coerenti e la compensazione degli effetti di degradazione dei sensori nel tempo. Le missioni GOES forniscono osservazioni ad alta frequenza che possono alimentare CDR su parametri come l’irraggiamento solare riflesso, la copertura nuvolosa e i cicli diurni.
Dato verificabile: i programmi di monitoraggio ufficiali indicano che la disponibilità continua di dati geostazionari ha permesso di analizzare le variazioni diurna della copertura nuvolosa su scala globale, con studi pubblicati fino al 2024–2025 che documentano variazioni regionali riconducibili a cambiamenti climatici e condizioni meteorologiche alterate. Tali analisi spesso si basano su prodotti NOAA e su confronti con altri record, come quelli Copernicus.
Un esempio ancorato all’Italia è l’uso dei prodotti satellitari per osservare la frequenza e la distribuzione delle nubi convettive nel Mediterraneo durante stagioni calde. Centri di ricerca italiani, tra cui alcuni reparti universitari e l’INGV, hanno integrato prodotti GOES con osservazioni terrestri per studiare come la variabilità climatica influenzi la distribuzione di eventi intensi.
Limitazioni importanti: i satelliti geostazionari sono soggetti a drift orbitale e degradazione dei sensori che complicano la costruzione di serie omogenee. Per questo motivo, i ricercatori combinano dati geostazionari con misure da satelliti polari, boe oceaniche e stazioni meteorologiche per ottenere un quadro più robusto. Inoltre, la risoluzione spaziale, seppur migliorata, non sempre è sufficiente per alcuni studi climatici localizzati.
Per la comunità scientifica italiana la sfida consiste nel mantenere database coerenti e accessibili: la sovrapposizione di archivi NOAA con prodotti elaborati localmente da centri ARPA o istituti universitari richiede procedure standard di qualità e metadati chiari. Questo permette di utilizzare i dati GOES in studi sull’andamento delle precipitazioni, sulla frequenza di ondate di calore e sulla variabilità della nuvolosità a scala regionale.
Insight: i GOES sono strumenti preziosi per il monitoraggio climatico, ma la loro efficacia su scala decennale dipende dalla qualità della calibrazione e dall’integrazione con altri sistemi osservativi.
Applicazioni pratiche in Italia: Protezione Civile, agricoltura e trasporti
I prodotti derivati dai satelliti GOES trovano applicazioni concrete in diversi settori, dalla gestione delle emergenze alla pianificazione agricola e alla sicurezza dei trasporti. Si tratta di usi operativi resi possibili dall’alta frequenza di aggiornamento e dalla possibilità di creare prodotti specifici per esigenze locali.
Nel settore della Protezione Civile, le immagini geostazionarie vengono combinate con radar e dati pluviometrici per monitorare lo sviluppo di celle temporalesche potenzialmente dannose. Questo consente la predisposizione di allerte locali e l’ottimizzazione delle risposte operative, ad esempio per allerta idraulica o per eventi costieri. Un caso pratico ha visto l’uso integrato di immagini GOES per sorvegliare una risalita di aria instabile dal Mediterraneo che ha provocato nubifragi in aree costiere.
In agricoltura, i dati satellitari supportano monitoraggi di stress idrico, di evaporazione potenziale e dell’evoluzione delle colture. Sebbene le immagini geostazionarie non garantiscano la risoluzione spaziale di alcuni satelliti polari o commerciali, l’elevata cadenza temporale è utile per seguire rapidamente cambiamenti meteorologici che impattano semine e trattamenti. Aziende agricole e cooperative in regioni come la Pianura Padana possono integrare queste informazioni con dati locali per decisioni tecniche di breve termine.
Per i trasporti, in particolare l’aviazione, i prodotti GOES che individuano nuvolosità con caratteristiche convettive e nubi vulcaniche sono utili per la gestione del traffico aereo. Le mappe di posizionamento di nubi di cenere o di cellule temporalesche aiutano ENAV e compagnie a stabilire rotte e procedure di sicurezza. Un esempio rilevante riguarda la gestione di colonne di cenere vulcanica che, se non correttamente monitorate, possono compromettere voli.
Ecco una lista puntata delle applicazioni pratiche più comuni:
- Nowcasting di temporali e grandine per Protezione Civile
- Monitoraggio dello stress idrico per irrigazione agricola
- Individuazione di colonne di cenere vulcanica per aviazione
- Supporto a gestioni portuali per condizioni di vento e mare
- Rilevamento incendi e sviluppo convettivo rapido
Un dato operativo: molte regioni italiane che dispongono di servizi ARPA aggiornano i propri bollettini con prodotti satellitari da fonti NOAA e da servizi europei, integrando mappe di rischio con osservazioni del suolo e dati idrologici. La disponibilità di strumenti open e visualizzatori web facilita l’accesso ai dati anche per enti locali.
Limiti e cautela: l’uso pratico richiede competenze per l’interpretazione dei prodotti; un utente non esperto rischia errori di lettura che possono comportare allarmi inadeguati. È consigliabile che le decisioni operative su territori e infrastrutture si basino su una combinazione di osservazioni e su personale formato.
Insight: i GOES sono strumenti di supporto che amplificano la capacità di previsione e reazione dei sistemi locali, ma la loro efficacia si concretizza solo con l’integrazione e la competenza operativa.
Punti di attenzione e limiti nell’uso dei dati GOES: accuratezza e interoperabilità
L’adozione diffusa dei prodotti GOES non deve far dimenticare i limiti tecnici e operativi che accompagnano qualsiasi sistema osservativo. Tra i punti critici emergono la qualità della calibrazione strumentale, la latenza di distribuzione dei dati e le questioni di interoperabilità tra formati e piattaforme diverse.
Un aspetto tecnico chiave è la calibrazione: i sensori a bordo possono degradare nel tempo e le variazioni devono essere corrette per mantenere dati coerenti. La costruzione di serie storiche richiede procedure di cross-calibrazione e la documentazione dei metadati per poter confrontare osservazioni raccolte in anni differenti.
Altro punto: la copertura geografica. I satelliti geo-stazionari offrono eccellente osservazione per zone comprese nella loro vista, ma la prospettiva obliqua verso le alte latitudini riduce qualità e risoluzione. Questo significa che per le regioni alpine o per le zone polari è necessario appoggiarsi maggiormente a satelliti polari o a reti terrestri.
Per quanto riguarda la condivisione dei dati, la politica NOAA prevede un accesso ampio e aperto ai prodotti GOES; ciò agevola l’utilizzo da parte di enti stranieri, compresi quelli italiani. Tuttavia, la trasformazione dei prodotti grezzi in layer pronti per uso operativo può richiedere competenze, software e risorse infrastrutturali che non tutte le realtà locali possiedono.
Un esempio pratico di problema operativo riguarda le differenze nei formati dati e nella proiezione cartografica: un prodotto in formato netCDF o GRIB potrebbe richiedere conversioni prima di essere integrato in un sistema GIS regionale, con possibili errori di interpolazione se non gestiti correttamente.
Elenco dei punti di vigilanza per enti e operatori:
- Verificare la fonte e la data del dataset prima dell’uso operativo.
- Controllare la calibrazione e la qualità del sensore nei metadati.
- Integrare sempre immagini geostazionarie con radar e misure a terra per decisioni locali.
- Assicurare l’interoperabilità dei formati e la formazione del personale.
Limiti non trascurabili: la precisione nella stima di parametri come precipitazione convettiva è ancora inferiore rispetto a misure dirette al suolo; la satellite remote sensing fornisce proxy che devono essere interpretati. Per attività critiche, come la gestione di dighe o i piani di evacuazione, la consultazione di esperti e la validazione locale sono essenziali.
Insight: adottare prodotti GOES significa valorizzare un patrimonio informativo, ma richiede attenzione metodologica per non sovrastimare la loro accuratezza in contesti decisionali sensibili.
Tecnologie emergenti: sensori avanzati, intelligenza artificiale e costellazioni integrate
Il settore dell’osservazione della Terra sta evolvendo rapidamente: le prossime generazioni di sensori a bordo dei satelliti geo-stazionari promuoveranno risoluzioni spettro-temporali più raffinate, mentre l’uso dell’intelligenza artificiale (IA) accelera la capacità di estrarre informazioni operative dai flussi di dati continui.
Tra le innovazioni vi sono sensori iperspettrali geostazionari in fase di studio, che potrebbero consentire diagnosi più dettagliate della composizione atmosferica e della qualità dell’aria. Inoltre, i progressi nell’elaborazione a bordo permetteranno di pre-filtrare e inviare prodotti derivati riducendo la latenza di distribuzione.
Le tecnologie di IA e machine learning vengono impiegate per il rilevamento automatico di fenomeni come fuochi, incendi, e lo sviluppo di celle temporalesche. Questi algoritmi, addestrati su grandi archivi di immagini, possono riconoscere pattern e segnalare anomalie in modo rapido; tuttavia, richiedono validazioni continue per limitare falsi positivi in contesti complessi come il Mediterraneo.
Un altro sviluppo è l’integrazione tra satelliti geostazionari e costellazioni di piccoli satelliti (smallsat) in orbite basse, che forniscono maggiore risoluzione spaziale; l’approccio ibrido potrà mitigare i limiti dei singoli sistemi. Nel 2026 molte iniziative commerciali e istituzionali sperimentano sinergie tra piattaforme diverse per offrire prodotti ad alta frequenza e dettaglio.
Un esempio concreto: l’adozione di modelli di previsione che assimilano dati GOES e prodotti da nanosatelliti ha mostrato miglioramenti nell’identificazione di gradienti di vento e umidità su scale locali. Progetti pilota in Europa e in Italia hanno esplorato queste integrazioni attraverso collaborazioni tra università e centri di monitoraggio.
Limiti e regolamentazione: l’espansione delle costellazioni solleva questioni di spettro, gestione dei dati e standardizzazione. È essenziale definire protocolli che garantiscano interoperabilità e condivisione open dove opportuno, oltre a normative per l’uso responsabile delle osservazioni.
Insight: la convergenza di sensori avanzati e IA amplificherà il valore operativo dei dati satellitari, ma il passaggio a un sistema integrato richiede governance, risorse e collaborazioni internazionali.
Come accedere ai dati GOES e strumenti utili per il pubblico italiano
Accedere ai dati GOES è oggi più facile rispetto al passato grazie a politiche di condivisione aperta e a viewer web che presentano prodotti pronti per l’uso. Esistono canali ufficiali NOAA e portali terzi che forniscono visualizzatori con mappe aggiornate e prodotti elaborati.
Ecco alcuni punti pratici e comparativi per orientarsi nell’accesso ai dati:
- Portali ufficiali NOAA: offrono download diretto di prodotti grezzi e di livello superiore, con documentazione tecnica estesa.
- Viewer web e applicazioni: strumenti che consentono di visualizzare sequenze temporali senza necessità di gestione dati locale.
- Servizi regionali italiani: centri ARPA, INGV e il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica spesso rilasciano prodotti derivati specifici per il territorio.
Per facilitare la scelta, la tabella seguente confronta alcuni canali d’accesso:
| criterio | vantaggio | limite | profilo adattato |
|---|---|---|---|
| NOAA GOES viewer | Accesso diretto e completo ai prodotti | Richiede competenze per dati grezzi | Ricercatori, centri meteo |
| Servizi regionali (ARPA, INGV) | Prodotti locali pre-elaborati | Copertura limitata a regioni specifiche | Enti locali, Protezione Civile |
| Viewer commerciali e open | Interfacce user-friendly e analisi rapide | Possibili costi per servizi avanzati | Operatori logistici, agricoltori |
Passaggi pratici per un operatore o un cittadino che desideri consultare i dati:
- Identificare il prodotto necessario (immagine visibile, infrarosso, GLM).
- Accedere al portale NOAA o a un viewer con filtri geografici per l’Europa/Mediterraneo.
- Scaricare il layer o visualizzare la sequenza; verificare data e ora UTC.
- Integrare i dati con radar locali o stazioni per decisioni operative.
Limiti pratici: per usi professionali è spesso necessario acquisire competenze in formati come netCDF o GRIB e saper interpretare prodotti multispettrali. Per attività informali, i viewer web restano la soluzione più accessibile.
Link utili (selezione):
- NOAA – dati GOES
- INGV – prodotti ambientali e satellitari
- Guida interna: come leggere immagini satellitari
Insight: l’accesso ai dati GOES è ampio e molteplici strumenti sono disponibili per l’utenza italiana; la chiave rimane la capacità di scegliere prodotti adeguati al profilo e di integrare le osservazioni in flussi informativi operativi.
Che differenza c’è tra satelliti geostazionari (GOES) e satelliti polari?
I satelliti geostazionari rimangono fissi rispetto alla Terra e offrono osservazioni continue sulla stessa area, utili per nowcasting e monitoraggio in tempo reale; i satelliti polari orbitano a quote più basse e forniscono maggiore risoluzione spaziale e copertura globale con passaggi ripetuti. Per studi climatici o analisi locali spesso si combinano entrambe le fonti.
I dati GOES sono accessibili al pubblico italiano?
Sì. NOAA rende disponibili molti prodotti pubblicamente. In Italia, molti servizi regionali e centri di ricerca rilasciano prodotti derivati. È necessario verificare il formato dei dati e le competenze per l’elaborazione per un uso professionale.
I satelliti GOES misurano i fulmini?
Sì. Il GLM (Geostationary Lightning Mapper) a bordo di alcuni satelliti GOES rileva fulmini e mappe di attività elettrica, utili per il nowcasting di temporali intensi.
Quali sono i limiti principali dei satelliti GOES per l’Italia?
I limiti includono la ridotta efficacia alle alte latitudini a causa dell’angolo di visione e la necessità di calibrazioni regolari. Per decisioni locali è necessaria l’integrazione con radar e osservazioni a terra.
